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Nel cinema dal 18 ottobre 2012

Cogan – Killing Them Softly è un sacco di cose ma prima di tutto è il nuovo film dell’australiano Andrew Dominik, il regista di due film grossi come Chopper e L’assassinio di Jesse James eccetera, uno che purtroppo fa un film ogni 5-7 anni e quindi il minimo è vederli tutti. Ovviamente il film viene spacciato per un gangster movie allegrotto à la Guy Ritchie, e conoscendo Dominik vedremo molte teste alzarsi in sala durante la proiezione. Cazzi loro. Per quanto mi riguarda, è il film della settimana. Non vi dovrei dire che ha tipo il 96% al pomodorometro perché non ce ne sarebbe bisogno, però intanto l’ho detto.

Il comandante e la cicogna è il nuovo film di Silvio Soldini, che dopo una parentesi drammatica torna a fare una commedia, che poi è la roba che gli riusciva meglio, penso a Pane e Tulipani o Agata e la tempesta. Il problema è che il trailer di questo film è quantomeno sospetto, il fatto che il film sia ambientato a Torino eppure i personaggi parlino TUTTI gli accenti tranne il torinese, lo ammetto, fa più o meno l’effetto del coltello che striscia sul piatto quando tagli troppo a fondo la bistecchina. Anche l’accenno di trama che se ne deduce non dice niente di buono, per dire, tutta la cosa di Alba Rohwacher che fa la pittrice su commissione per Luca Zingaretti con i capelli (la gag è che Zingaretti abbia i capelli) mi pare una roba che supera il limite dell’imbarazzo. Forse era il caso di continuare a fare dei film drammatici, magari non del tutto riusciti ma interessanti, ché qui con le commedie ci abbiamo riempito il cassettone? Insomma, io a Soldini voglio bene ma stavolta i miei soldini non sono sicuro di darglieli.

Gladiatori di Roma è un film d’animazione diretto da Iginio Straffi che, come sapete tutti, è il creatore delle Winx. Ora, io non ho più l’età per mettermi a discutere di un film italiano sui Gladiatori animato in questo modo e doppiato da Belen. Il ragionamento sull’orgoglio nazionale e sulla creatività tagliana che sfida li colossi merigani della pìcsar non mi sfiora nemmeno di striscio, anzi; come progetto potrebbe essere più stimolante, per dire, dei soliti rip-off coreani oppure delle maledette Winx, ma la verità è che non ci vedo alcun motivo di interesse. Quasi quasi preferivo odiarlo.

Il matrimonio che vorrei è il titolo italiano di Hope Springs, e qui ai furbini distributori che per l’ennesima volta sono riusciti a infilare la parola matrimonio nel titolo non si può dir molto, perché in effetti fa riferimento al titolo del libro che convince Meryl Streep a portare Tommy Lee Jones da un consulente matrimoniale perché non si batte chiodo. Il film è diretto dal David Frankel di Il diavolo veste Prada ed è una commedia gerontosessuale probabilmente abbastanza sopportabile tutta giocata sulle performance dei due (e di Steve Carell), motivo per cui questo è il tipo di film che vorrei poter scegliere di vedere in lingua, e invece no, e quindi non ci vado, gne gne gne.

Le migliori cose del mondo è una commedia adolescenziale brasiliana su un ragazzo di San Paolo che fa le tipiche cose che fanno gli adolescenti in Brasile, cioè le stesse che facciamo noi, però con più figa. Mi sfugge completamente il perché dell’uscita di questo film, voglio dire: in Italia i film escono sempre per un motivo che capirebbe anche un deficiente, sennò non escono. Per esempio, gli altri film di questa settimana escono perché c’è Brad Pitt, perché c’è Meryl Streep, perché c’è un matrimonio, o perché sono italiani. Questo ha vinto un po’ di premi in patria, ma niente di enorme. Ha avuto un buon successo, ma senza esagerare. Quindi esce perché qualcuno l’ha visto, ha detto: che carino, e ha deciso di distribuirlo. A me sembra un ottimo biglietto da visita.

The Wedding Party è il titolo italiano di Bachelorette, e qui potete tirare fuori le miccette che avevate nascosto sotto il banco. È una cosa che abbiamo detto trecento mila volte: cosa c’è di peggio di un film distribuito in Italia con un titolo inglese diverso da quello originale? Forse la morte! Forse! Va detto, Bachelorette era già un titolo perfetto così (avevano paura che la gente dicesse “bachelorètte” così come si scrive? E quindi?) ma vorrei entrare nella testa di quello che un giorno ha deciso che The Wedding Party era un titolo più attraente di, che so, Addio al nubilato oppure QUALUNQUE altra cosa, minchia, anche una porcheria tipo Amiche e zitelle o un qualunque aggancio al titolo italiano di Bridesmaids tipo, che so, Le testimoni della sposa. Ma che ne so io, mica è il mio lavoro, però ne riparliamo lunedì mattina quando questo film avrà incassato diecimila. Lire. DEL VECCHIO CONIO. In tutto questo ho tralasciato il film, che era al Sundance ed è stato accolto a metà (nei mesi ho letto pareri positivi e negativi più o meno in egual misura) ma per quanto mi riguarda è un film con Lizzy Caplan e Adam Scott, siamo già a metà dell’opera senza scomodare la valanga di belle persone che compongono il cast, tipo Kirsten Dunst. Ci casco tutte le volte.

Segnalazioni aggiuntive: da oggi per quattro giorni (se ho capito bene) in una cinquantina di sale del circuito The Space è uscito C’era una volta in America di Sergio Leone in versione restaurata. Non avete bisogno che vi dica altro. Avete cinque ore libere? Sapete cosa fare. Io non le ho.

kekkoz

14 Comments

  1. Avessi 5 ore libere andrei a vedere C’era una volta in America, ma non le ho neppure in una settimana, perciò spero di andare a vedere Cogan. Spero. Pane e tulipani mi piacque però sono passati troppi anni e da allora Soldini mi ha solo sfrantumato le palline.

  2. Mi sono scordato di dire, se COGAN si chiamasse AL invece che JACKIE sarebbe

    (wait for it)

    AL COGAN.

  3. ‘The Wedding planet’ è il tentativo di fare una versione femminile di ‘Una notte da leoni’?
    Perchè due film sui matrimoni in una settimana?

  4. ‘The weeding party’, pardon.
    (spero di non aver dato idee a titolisti in lettura)

  5. ‘hope springs’ in originale al lumiere di bologna! lunedì ci faccio un salto sicuramente…
    ‘bachelorette’ l’ho visto qualche settimana fa, e nonostante i nomi coinvolti è un filmettino senza infamia e senza lode, peccato…

    devo dare la priorità a ‘killer joe’ o a ‘cogan’?

  6. indubbiamente “killer joe”; di “cogan” te ne dimenticherai completamente fra qualche settimana

  7. Cogan lo aspetto da un po’, è decisamente il film della settimana. Probabilmente mi farò una doppietta con Killer Joe che ancora non ho visto e che già sta per scomparire.

  8. Bachelorette cerca di cavalcare l’onda di Hangover e Bridesmaids, ovviamente, ma nonostante sia prodotto da McKay e Ferrell non ha la spontanea volgarità per farlo. Tutto un po’ forzato.
    Tutto tranne Lizzy Caplan e Adam Scott. C’ho i lacrimoni a pensarci.
    Rivoglio Party Down anche se piaceva solo a me. E penso di avere dei problemi seri nei confronti di Lizzy Caplan. Seri da ordine di restrizione. Se Berlusconi si ricandidasse e mi promettesse Lizzy Caplan temo che lo voterei.

  9. Mi stupisce il 96% per cento del pomodorometro a Cogan perchè a Cannes il film non venne accolto per nulla bene e anche i giudizi che ho letto non sono molto positivi.

  10. a me cogan è piaciuto. sarebbe piaciuto di più se qualcuno lo chiamasse “ehi cogan!” in qualche punto del film (non credo di essermelo perso io. o no?) e che fosse stato dato più peso dalla frase che dà il titolo al film (ciao titolisti, bastava “killing them softly”, ciao!).
    L’assassinio di Jesse James eccetera du palle che a un certo punto basta.

    c’era una volta in america ci sarei andata volentieri, ma 15 giorni fa mi son fatta anzio-uci cinemas roma est per frankstein, e io di sti film evento solo nelle megasale me so rotta, nel mini multisala di anzio centro al massimo fanno i film disney in 3d (sono già in fila per finding nemo, portatemi il cappuccino, ciao)

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