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Nei cinema dal 22 luglio 2011

African Cats è un documentario della Disney, o meglio della divisione Disneynature (quella che ha prodotto Earth e Oceans), i cui protagonisti, come si può facilmente evincere dal titolo e della locandina, i leoni. BORING. Non c’è nient’altro da dire, se volete ci possiamo buttare nella nostalgia dei bei tempi, quella di Prey, meglio noto come “Worst. Film coi leoni. Ever.”, ma qui purtroppo si fa abbastanza sul serio e abbiamo finito gli argomenti. La domanda rimane: con tutto quello che passa sui canali satellitari, chi ci va al cinema a vedere un documentario sui leoni?

At the end of the day è un thriller italiano ed è l’opera prima di Cosimo Alemà: nonostante il nome non sia proprio arcinoto per i più disattenti, Alemà è uno dei più prolifici registi di videoclip italiani “mainstream” degli ultimi anni – dare un’occhiata alla sua pagina su Wikipedia per capire. Il suo esordio cinematografico suscita una certa curiosità, un po’ come fece Shadow l’anno scorso: anche questo film è girato in inglese e con una trama che è una variazione interessante (anche se non originalissima) sui cliché del cinema horror, e ha un trailer indubbiamente stimolante – a dir poco. I video di Alemà non saranno sempre il massimo della vita, ma quantomeno quello di Istrice ha mostrato che se si applica ci sa fare. Rimane il dubbio legittimo che sia tutto fumo sotto a cui si nasconde l’ennesimo fail, ma il post dell’amico Casanova ci ha dato ben più di una speranza.

Bitch Slap – Le superdotate è un film di un paio di anni fa, che all’inizio del 2010 aveva trovato una specie di distribuzione negli states, soprattutto in home video e on-demand. Diretto da Rick Jacobson, il film spaccia l’ambizione di riportare sullo schermo le suggestioni di Russ Meyer aggiornate ai tempi di Grindhouse, ma purtroppo a quanto pare fallisce clamorosamente. Ai tempi avevo anche provato a guardarlo ma dopo una mezzora l’avevo abbandonato,  infastidito: le tette sono grosse ma l’encefalogramma è piatto. Kudos al sottotitolo italiano che cerca di trascinare in sala i nostalgici delle sale porno: era tanto che quelli della Igol Pikturs non tiravano fuori una perla simile.

Captain America: Il primo vendicatore è il film ispirato a uno dei più celebri personaggi della Marvel, a un ventennio dallo scultone di Albert Pyun: i tempi sono cambiati, i film tratti dai fumetti pure, e ora siamo nel bel mezzo della saga degli Avengers – il film si vede anche solo per non perdersi dei pezzi in attesa del film di Joss Whedon. In queste ore stanno uscendo le prime recensioni e non si può dire che siano trascinate da un grande entusiasmo: dopotutto la regia di Joe Johnston, responsabile in tempi recenti del terribile Wolfman, non è certo una firma di garanzia, ANZI. I marveliani più intransigenti probabilmente si daranno fuoco sulla pubblica piazza, per tutti gli altri forse è semplicemente il caso di abbassare la barra dell’hype e goderselo senza troppe menate come se fosse l’episodio di Nikki e Paulo.

Monte Carlo è un film in cui tre adolescenti americane squattrinate finiscono per un equivoco a Monte Carlo, dove faranno finta di essere delle facoltose ereditiere fino a quando a bordo di uno yacht perderanno la loro innocenza (e la loro verginità) in un’orgia mutante cannibale – o forse no. Cinema adolescenziale vaginale della peggior sorta, il film è di fatto un veicolo per la sproporzionata Selena Gomez, nonostante un’altra del trio sia Leighton Meester che, se permettete, LE CAGA IN FACCIA. Ecco.

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Come sapete, manca una settimana al voto per il Premio Maccio Capatonda, in cui 12 film si contenderanno il titolo di film italiano da deridere dell’anno, o qualcosa del genere. Nell’attesa ho preparato un trailer – che probabilmente avete già visto dato che l’ho spammato ovunque. In ogni caso, eccolo di seguito. Godetene e condividete. A giovedì prossimo.

kekkoz

28 Comments

  1. Un tempo il film italiano da deridere e il premio Maccio Capatonda erano cose attigue ma distinte… questo proditorio accorpamento mi disorienta.

  2. Speravo che nessuno fosse così puntacazzi da sottolinearlo. LOL.
    Scherzi a parte: hai ragione.

  3. Ma esattamente il premio Maccio Capatonda da dove ha origine …perché così guardandoti negli occhi non lo capisco….??? ehh !?!

  4. Luca, è bello avere lettori attenti come te. Sì, effettivamente mi ero dimenticato del film nel montare il trailer: forse rimedio mettendolo tra i candidati…

    Ne approfitto per precisare: non tutti i film presenti nel trailer sono nominati al Premio.

  5. Un bel film sui leoni c’è: “Il Grande Ruggito”, di Noel Marshall, 1981.

  6. Ma per fare “Monte Carlo” nun potevano pijà tre figliole un po’ più MEGLIO?
    Manca solo Marty Feldman (pace all’anima sua) a fare il principe azzurro.

  7. “At the end of the day è (…) tutto fumo sotto a cui si nasconde l’ennesimo fail”

    Corretto per te.

    “fino a quando a bordo di uno yacht perderanno la loro innocenza (e la loro verginità) in un’orgia mutante cannibale”

    Vabbe’ hai vinto lo stesso.

  8. Ve l’avesse girato Malick Afrin Cats stareste tutti con la bavetta alla bocca. Period.

  9. La sua popolarità potrebbe essere un’arma a doppio taglio…

  10. Bitch Slap andrò a vederlo, è il minimo che possa fare per chi cerca di riportare sullo schermo le suggestioni di Russ Meyer senza riuscirci.

    Poi vi dirò di più

  11. Ma quindi, alla fine, sto premio lo si dà al film italiano da deridere dell’anno o al film con il trailer più macciocapatondiano ???

    Il mio voto potrebbe essere molto differente a seconda del significato del premio, aiuto, ho freddo, ho paura !

  12. at the end of the day è un vergognoso plagio de i guerrieri della palude silenziosa di walter hill….. e la recitazione,stando al trailer,è da avanspettacolo

    finalcut

  13. dreamland senza dubbio. “rita statte” è più surreale di bruno liegibastogneliegi.

  14. l’80% dei videoclip musicali italiani reca regia di a) cosimo alemà o b) di gaetano morbioli.
    è materia da antitrust!

  15. mo so cazzi…eehehehehe

    Inizialmente lei come ha reagito quando ha visto che il trailer del suo film è diventato un vero tormentone in Rete, preso in giro e paragonato a quelli di Maccio Capatonda?

    Sinceramente all’inizio abbiamo sottovalutato il problema e la virulenza che simili attacchi sulla Rete possono produrre. Non siamo stati pronti ad arginare la fiumana di inesattezze e menzogne messe in Rete, dove parlavano solo dei fantomatici contributi che avremmo ricevuto. Contando sulla correttezza del nostro operato, ho ingenuamente creduto che la verità sarebbe facilmente emersa. In realtà, non ho mai avuto occasione di contraddirgli o di far sentire la voce di Dreamland. Anche per questo abbiamo conferito incarico a uno studio legale per la tutela dei nostri interessi. Poi però incontravamo tante persone che ripetevano le frasi del trailer a memoria e ridevano di gusto! Questo ci ha rasserenato e ha contribuito a rendere meno drammatica la questione. E poi grazie a internet ho conosciuto il personaggio Capatonda e a quel punto ne siamo divenuti i successori!

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