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Nei cinema dall’8 luglio 2011

L’Albero è un film franco-australiano diretto da Julie Bertuccelli, ex assistente alla regia di Kieslowski e altri nomi grossi, al suo secondo film da regista dopo Da quando Otar è partito, che però non ho visto. Il film racconta la storia di una vedova e dei suoi quattro figli (e dell’albero che sovrasta la loro casa, a quanto pare) ambientata nel Queensland, ha chiuso il Festival di Cannes nel 2010 e sembra un film del tutto valido, nonostante la tristazza devastante del plot non si sposi alla perfezione con le mie attuali esigenze. Palata di cazzi miei! Una buona ragione per correre a perdifiato a vederlo: Charlotte Gainsbourg. Ma mi sa che è l’unica.

Ancora tu! è una commedia vaginale diretta da Andy Fickman con dentro un sacco di gente che ci sta da simpatica a simpaticissima. Dico sul serio! E poi ce n’è per tutti: c’è Kristen Bell per i nerd, ci sono Sigourney Weaver e Jamie Lee Curtis per i nerd più attempati, c’è Odette Yustman per i nerd a cui piace la patata, c’è Kristin Chenoweth per i nerd a cui non piace la patata, e c’è Betty White per i nerd a cui piace la patata attempata. Ho esagerato? Facciamo un passo indietro: Andy Fickman è il regista di She’s the man, il film con COLLO in cui Amanda Bynes si trasforma in Mario Giordano. Io l’ho visto. Also: Andy Fickman è anche colui al quale dobbiamo questo meme. GRAZIE ANDY, ma stiamo bene così. Conto, prego. Sto prendendo tempo perché il film è un’impresentabile merdata, dicono.

Big Mama: Tale padre tale figlio è il terzo, e dico TERZO, capitolo dell’appassionante saga di Big Momma, cominciata nel 2000 e continuata qualche anno dopo con un film che da noi è uscito con il titolo FBI: Operazione Tata. Attenti: si tratta di quei film in cui Martin Lawrence, qui affiancato da Alpa Chino, si veste da signora corpulenta, ma non confondeteli con quelli in cui Tyler Perry si veste da signora corpulenta né, sia mai!, con quelli in cui Eddie Murphy si veste da signora corpulenta. Facciamoci delle domande e diamoci delle risposte.

Dreamland – La terra dei sogni è con tutta probabilità il film per cui siete qui. E intendo qui, SU QUESTO PIANETA. Che poi: uno si sbatte per cinque anni e mezzo di divulgazione selvaggia e all’improvviso arriva Dreamland e tutti scoprono che esistono i film italiani da deridere. Mi sento violato. E’ un po’ come quando è uscito Oldboy, che erano tutti corea qui e corea lì. Facezie a parte, da quando è spuntato in rete il trailer di Dreamland è diventato per forza di cose uno dei casi dell’anno: se n’è parlato dappertutto, è apparso su tutte le vostre bacheche e le vostre timeline, ha creato titoli di articoli stupidi quasi quanto le sue stesse tagline, ha occupato intere palazzine delle nostre città con manifesti che nemmeno i Transformers, è stato sezionato da più parti sotto ogni aspetto, persino politico-economico – quant’è costato? Chi l’ha finanziato? Chi ha pagato per questa roba immonda? E chi è davvero Sebastiano Sandro Ravagnani? E dov’è il vostro Dio, ora? Ma lo sapete qual è il bello di Dreamland? Che non stanca mai: ormai la mia email quotidiana (no dai, ma quasi) in cui qualcuno mi segnala il trailer non me la toglie nessuno, eppure lo rivedo sempre volentieri: è qualcosa di più di un Premio Maccio Capatonda qualunque, è davvero così maledettamente OLTRE come lo dipingono. E allora, fratelli e sorelle, approfittiamo di questo momento di comunità, abbracciamoci tutti fortissimo e guardiamo insieme il trailer di Dreamland. Oh, quanta gioia nelle note della colonna sonora di David Minelli. Qual è il vostro cartello preferito,  “ogni tanto mi chiedono chi sono da dove vengo” oppure “spero solo di non perdermi tra una birra e una scazzottata”? Anche se la scena la rubano il Calzolari con il suo epico “VIGLIACCO!” e la grande Rita Statte, è l’arrivo di Franco Columbu a rendere il tutto ancora più incredibile – soprattutto la scelta geniale di inserire una scena in cui lui e Schwarzenegger da giovani sollevano pesi mentre la voce fuori campo specifica che Columbu è “amico fraterno di Arnold Schwarzenegger, due volte Mister Olympia, Franco Columbu”. E siamo ancora a metà di questo “film che scriverà una pagina di storia di cinema italo-americano”! MI HANNO BRUCIATO LA BOTTAGA! Ivan Menga! MARCO BALESTRI! Tu sei forte ma non hai l’esperianza! Il cartello successivo ha un’intuizione geniale: “tutti gli uomini hanno un dono, io non so quale sia il mio, quindi nell’attesa ho prodotto Dreamland e poi si vedrà”. Gran finale: il SESSONE, namedropping di attrezzi da palestra, “il film dell’anno”, segno della croce, andate in pace, amen. E speriamo in un sequel.

L’Erede è un film italiano, opera prima di Michael Zampino co-scritta da Ugo Chiti, prolifico sceneggiatore che ha scritto per Nuti e Garrone (ma anche per Veronesi) e ha diretto Albergo Roma, interpretata da Alessandro “Dandi” Roja. Insomma, è un piccolo film, ma non mi sembra che si sistemi in zona-Maccio. Girato con un budget piuttosto limitato e di fatto in un’unica location con il contributo – se ho ben capito – della Regione Marche, questo thriller dalle ambizioni vagamente polanskiane non è certo Il vento fa il suo giro ma dal trailer (che però racconta gran parte del film, e la porca e la puttana) non sembra poi così orribile: certo, dopo Dreamland qualunque cazzata sembra L’inquilino del terzo piano, forse alcuni passaggi (“ciaffatto da padrone ciaffatto!”) in un’altra settimana ci avrebbero convinto ad affibbiargli qualche premio a random, ma ammetto che nonostante la prima parte sia sospettosamente sciatta la seconda con tutta questa cosa assurda dei CONIGLI mi ha intrippato un po’. Ignoratemi.

In viaggio con una rock star è il titolo italiano di Get him to the greek, uscito in patria più di un anno fa: una sorta di sequel, ma più uno spin-off, di Forgetting Sarah Marshall, scritto ancora una volta da Nicholas Stoller sotto l’egida di Judd Apatow. Se questo fosse un pregiudizio sarebbe molto più gentile: il film ha buone premesse, un cast interessante, è piaciuto discretamente alla critica. Purtroppo però il film io l’ho visto e ne ho scritto, ed è una sega: al sostanziale ma tutto sommato sopportabile fastidio provocato dal film aggiungerei però che il doppiaggio non può che tagliare le gambe all’unica cosa davvero valida del film, ovvero i dialoghi – per non parlare della performance di Hill, di Brand e soprattutto di Puff “Sergio” Daddy. Dai, già era moscissimo di suo, ma in italiano questo film è davvero improponibile.

Il ventaglio segreto è un film con Hugh Jackman e tot asiatiche fighe random, tratto da un romanzo di Lisa See e diretto da Wayne Wang, uno a cui abbiamo davvero dato retta negli anni ’90. Smoke! Eccome se gli abbiamo dato retta! E lui di tutta risposta ha fatto il film in cui J.Lo è una cameriera che si innamora di Voldemort, il film in cui Susan Sarandon è la mamma di Natalie Portman, ha fatto il film in cui Queen Lafitah pensa di essere sul punto di morte allora va a sciare e poi, cazzo, non muore nemmeno. Oh no you didn’t, Wayne Wang. Oh yes you did. La presenza tra le protagoniste della splendente Gianna Gianna Jun (quella di My Sassy Girl) mi mette molto in difficoltà, ma ho scelto di fare orecchie da mercante, qualunque cosa significhi.

kekkoz

38 Comments

  1. una cosa che si dimentica spessa a proposito di “dreamland” è che vorrebbe anche essere ambientato negli anni 50′, mentre vedendo il trailer sembra ambientato a giovedi scorso.

    già solo per le macchine che passano nei primi 5 secondi del trailer. i vari vestiti… in un film porno avrebbero avuto più accortezza

  2. Kekkoz mi rivolgo a te che sei esperto: secondo te è possibile superare il livello di Macciacapatondaggine raggiunto dal trailer di Dreamland? Io fatico a crederlo e un po’ mi dispiace… l’asticella è stata alzata così tanto che la prossima volta che vederemo un trailer straLOL (io ho nel cuore Piazza Giochi) diremo “eh sì… ma Dreamland è un’altra cosa”…
    Però un po’ di fiducia nel mondo e nel nostro paese ce l’ho, e spero che prima o poi verrà sfornato un capolavoro paragonabile a questo…

  3. Io ho lavorato alla post produzione de L’Erede, ormai più di un anno fa, per cui l’ho visto. E sarà che appunto l’ho visto 5 volte di fila in due settimane, sarà che il regista è un rompicoglioni mezzo francese, sarà che Roja è un cane senza appello e che un comprimario a caso vicino a lui è Clarke Gable, però dupalle. Col senno di poi ripensandoci non è da buttarissimo, ho visto di peggio. Mette un sacco d’angoscia. Del tipo che quando hai finito i Vanzina ti sembrano i Zucker e vuoi che Christian De Sica ti scureggi in bocca. Però il pensatore è azzeccato. Premesso che non andrei mai a vederlo al cinema. Anche se Maria Sole Mansutti ci fa vedere i capezzoli.

  4. Un sedicente IVAN MENGA che dice muovendo la testa e strabuzzando gli occhi come a reprimere un rutto ‘miriprenderòquellochemiappartiene, quelolocheunavoltaerammmio’ è davvero da oscar. Fantastico. Aborro ‘U paìse di soggni’ e qualsiasi sequel non veda i protagonisti al sicuro sei piedi sottoterra.

  5. Dal sito Mymovies.it
    http://www.mymovies.it/film/2010/dreamlandlaterradeisogni/forum/?pagina=1

    “Come suol dirsi, ogni scarrafone è bello per la sua mamma!” Detto questo, è bene che qualcuno provi a vedere la trave che ha nell’occhio piuttosto che il moscerino nell’occhio altrui, ovvero sarebbe opportuno fare uno sforzo in più per vedere cosa c’è sotto il vestito invece di soffermarsi solamente sul fatto che il vestito sia stirato col ferro da stiro classico o con quello a getti di vapore. Ed è proprio questa la sensazione che ho avuto leggendo alcune recensioni sull’opera “prima” del regista Sandro Ravagnani per il film Dreamland e che mi spingono a scrivere questa nota. Ho conosciuto Ravagnani alcuni anni fa, lo reputo un uomo intelligente con “l’aggravante” per questi tempi di essere un sognatore, che annovera nella sua esperienza professionale anni e anni di programmi televisivi come autore, uffici stampa di prestigio, incarichi istituzionali e tanto altro. Il film Dreamland – La Terra dei Sogni, è figlio di tutto questo! Chi si aspettasse di vedere un “action movie” o una commediola all’italiana a lieto fine o un cosiddetto film “panettone” o l’apologia noiosa di uno sport, non vada a vedere Dreamland. Dreamland è un sogno, una consapevole intersecazione tra biografia, sogno, realtà, al di là dei confini spazio-tempo, una costante sequenza di episodi, ognuno di loro metafora di ideali nascosti nell’inconscio collettivo a firma Sigmund Freud. Un’opera quasi metafisica, da interpretare: troppo semplice e superficiale soffermarsi sulle evidenti distonie e sulle sfacciate ma solo apparenti incongruenze, ed è decisamente inesatto paragonarlo ad altri film del passato. Il film può piacere o no ma sicuramente va fatto lo sforzo per interpretarlo, è un dovere intellettuale per chi ha l’onere della critica. Didascalico; dissacrante dei concetti legati a certi sport, e volutamente concentrato su una “italianità” che si è persa nel tempo, con l’ispanico che ha l’accento lombardo, simbolo dei tanti personaggi volutamente scelti tra i “non attori” ma che per il regista idealizzano l’Italia multietnica, di quando gli emigranti che andavano a cercare fortuna all’estero, eravamo noi!!! Il costante, quasi maniacale confronto tra il passato ed il presente; le puntigliose ricostruzioni degli anni”50, la fotografia curata e romantica, la colonna sonora anch’essa come dilatata nel tempo; i “pugni nello stomaco” delle immagini degli USA attuali e quelle “antiche” di elementari quasi rozzi allenamenti di due sportivi dell’epoca; il tutto compresso nella testa di un moderno motociclista benestante che durante un percorso stradale, metafora della vita, rivive le fasi più significative della propria esistenza, trasfigurate e strane come possono apparire, a volte, i ricordi. Nessuna demagogia ma l’essenza prima degli ideali positivi come non se ne vedono più da tempo, in un crescendo di speranze che in un momento come questo di crisi mondiale non solo economica ma anche di principi, trasmette una semplice e sana voglia di vivere. Alberto Sala – scrittore”

  6. e comunque, da motociclista, aggiungo che quella moto col cupolino Peg Perego e lui vestito dallo stagista Postalmarket come si vedono all’inizio del trailer dovrebbero essere censurati, le pellicole bruciate e il cast battuto con la forza di cento braccia

  7. Io penso che il parere di “Alberto Sala – scrittore” sia veramente oggettivo.

  8. ricordate che vi state prendendo gioco del “film che scriverà una pagina di storia del cinema italo-americano”

  9. Ma il protagonista de L’Erede è mica il grande Herbert Ballerina?
    Columbu prossimo governatore della Regione Sardegna!
    E comunque si vede che il tamarrone di Dreamland è un ex pugile professionista, nell’80 contese il titolo italiano dei medi a Renato Brunetta….e fu sconfitto!

  10. Comunque Franco Columbu è stato davvero 2 volte Mr.Olympia, Arnold Schwarzenegger, invece, l’ha vinto 7 volte.

  11. “bernie
    Comunque Franco Columbu è stato davvero 2 volte Mr.Olympia, Arnold Schwarzenegger, invece, l’ha vinto 7 volte.”

    Il che ci induce al revisionismo sulla effettiva validità del titolo, peraltro.

  12. sì, sì, ridete, ridete, poi fra 20 anni arriva il tarantino di turno che dedica una retrospettiva a Ravagnan a Venezia e tutti voi e i vostri figli a dire “eeeeehhhh, sì, grande Ravagnani, i film di genere come non se ne fanno più, e si stava meglio quando si stava peggio e i treni arrivavano in orario”. Vi conosco mascherine.

  13. cmq state tranquilli perchè Dreamland è solo il primo di una trilogia! E pare che il secondo sia già in post produzione! quindi direi che per almeno tre edizioni del premio Maccio Capatonda non c’è storia!
    Secondo me è un film più macciacapatondico di un vero Maccio Capatonda. io da un momento all’altro del trailer mi aspettavo che Columbu gridasse che ha “i pugni nelle mani”!

  14. Aaaahh haaa!!!
    Capito chi è Alberto Sala…
    Capito tutto…

  15. sempre sul trailer di Dreamland, 2 cose che la dicono lunga sull’insipienza di chi l’ha fatto.

    1) La colonna sonora, a cui accenna anche kekkoz nel pregiudizio, in un inglese (“in de wùds you and me, ròsting ander de sun”) parecchio nostrano.
    Scaltro omaggio alla sbandierata italo-americanità del film? Non credo.
    Immagino piuttosto un dialogo tipo: “c’è il ragazzo di mia cugina che scrive canzoni in inglese, è bravissimo!”.

    2) il suono dei cazzotti, che semplicemente sputa in faccia a tutti i film di pugilismo di sempre.

  16. Io sogno ogni notte Dreamland commentato da quelli di Mistery Science TheatreMhttp, con De Cristofaro che diventa il corrispettivo italiano di Big McHugeLarge://www.youtube.com/watch?v=RFHlJ2voJHY

  17. Finalmente ci siamo. L’hype era altissimo, Dreamland nonostante i manifesti immensi (che spettacolo!) esce in 11 sale. Cavolo, la distribuzione (geni!) si vede che spera sull’effetto passaparola! Mi verrebbe da dire: tutti al cinema, ma poi so già che io sarei il primo a non andarci, ah! anzi, aspetterò il sequel!

  18. ci vuole un volontario che vada al cinema a vederlo (magari chiedendo i soldi al berlusca…) e poi recensisca oltre al film anche le facce della gente in sala (sempre che ce ne sia).

  19. Alberto Sala? copincollo dal suo sito:
    OPINIONISTA su Sky canale 869 PLAY TV nella trasmissione “Festival Village” condotta da Sandro Ravagnani e con Francesca Provetti e Ivano De Cristofaro

  20. Ma io speravo di vedere una bomba a fianco a Dreamland…Dovevi farlo per il LOL!

  21. “ideali nascosti nell’inconscio collettivo a firma Sigmund Freud.”

    ?…
    Cioè, Freud avrebbe inziccato questi ideali nell’inconscio collettivo con le sue stesse mani?
    (che poi non era Jung?)

  22. qui si fa la storia.
    a questo punto il premio maccio capatonda così come il premio FIdDdS, perdono drasticamente di significato. si chiude un’ era.

    non guarderò mai più il cielo con gli stessi occhi. oggi una piccola parte di me, muore.

  23. Non avevo mai visto il trailer di dreamland. Ed oggi grazie a te ho capito che la mia strada è la recitazione.

  24. cmq dopo aver visto una notte da leoni e aver provato un caloroso MEH, ho visto get him to the greek e ho riso dall’inizio alla fine. ma proprio tanto tanto. pure forgetting sarah marshall (che ho visto dopo).

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