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Nei cinema dal 25 giugno 2010

Affetti & dispetti è l’indecoroso titolo italiano di un film del regista cileno Sebastián Silva, peraltro un film piuttosto atteso, vincitore al Sundance, nominato da un sacco di altre parti a un sacco di roba, insomma, un film che probabilmente avremmo già scaricato se fossimo dei delinquenti, e che sempre se fossimo dei delinquenti avremmo poi messo da parte perché non trovavamo i sottotitoli e il file non si vedeva troppo bene, un film che in originale è intitolato La Nana. Che è un titolo bellissimo! LA NANA. Io ci andrei a razzo spianato, a vedere la nana. E io posso anche capire che siate dei nanofobici, ma per prima cosa la "nana" è la "domestica", per seconda cosa il titolo inglese del film è The Maid, ovvero la fottuta domestica, per terza sulla locandina c’è una fottuta domestica, e allora chiamalo la fottuta domestica no? Come porcaccio ci siete passati da "La domestica" ad "Affetti e dispetti"? Chi è che prova affetto per chi, chi è che fa dispetti a chi? Ma dico. E poi che parola è "dispetti"? Cos’è, un film Hayley Mills? Chi cazzo sei, Mary Poppins? Che tra l’altro era una fottuta domestica, per dire. Allora penso che magari cercano di ammiccare a qualche altro titolo di successo per attirare pubblico che a vedere un film cileno ma manco sotto tortura e invece no: non ci sono titoli con la parola dispetti, pochissimi con la parola affetti. Ma non è mica la prima volta. Qualche precedente? Sapori e dissapori, per esempio. Oppure Accordi e disaccordi, che anche lì che cazzo, però aveva un senso. Qui no. Riassumendo: il film è probabilmente una figata, la distribuzione è una sporcacciata – e così, su due piedi, mi sa anche il doppiaggio, e per un film così non è un dato da sottovalutare. Fate un po’ voi.
  
  
  
A Proposito di Steve è un bruttissimo film di Phill Traill con Sandra Bullock e Bradley Cooper. Posto che il film farà probabilmente schifissimo, e credo non ci voglia questa imbarazzante paginona per capirlo, non ci resta che dedicarci a dettagli più divertenti tipo la locandina del film, dove vediamo la Bullock con la faccia da matta con in mano un ombrello e dall’altra parte vediamo Bradley Cooper il cui volto esprime con una certa trasparenza la frase VOGLIO QUELL’OMBRELLO IN CULO. Scusate, forse mi sono lasciato trasportare, ma senza sapere niente del film vorrei almeno sperare che ci sia una gag in cui qualcuno, possibilmente la Bullock, infila un ombrello in culo a qualcun altro, possibilmente Bradley Cooper. Non è un quiz, non dovete rispondere, lasciate stare. Facciamo finta che non ci sia Ken Jeong perché pur di vedere lui cinque minuti saremmo disposti al sacrificio umano o persino a vedere questa roba qui.
  
  
  
Alice è un film italiano che non avevo mai sentito nominare fino a 10 minuti fa ed è l’opera prima di Oreste Crisostomi e attenzione, non Cristomomi, ma Crisostomi. Certe cose fanno ridere solo me, ma è il suo bello. Un punto a favore del film potrebbe essere la presenza di Catherine Spaak, che è tipo la donna più figa di ogni tempo, un punto contro, beh, più o meno tutto il resto: in realtà mi sto basando solo sul trailer perché sono un matto matto cazzone, ma non posso fare a meno di notare che già nel suddetto c’è un amicogaycolmacbook e che su 29 secondi di trailer ben 8 (OTTO! giuro!) sono occupati da una scena velocizzata di gente che si incontra al bancone di un bar e si saluta. WTF? Non è il puntuale film italiano da deridere, e scoprirete presto perché, ma sembra che il film non sia uscito da nessuna parte, quindi che vi frega?
  
  
  
City Island è un film a cui non avrei dato cinque lire, poi invece l’ho visto e gli ho dato cinque lire. Ne ho scritto dall’altra parte, penso che possa bastare. Rimane il dubbio che questo film abbia senso doppiato in italiano, visto che gran parte dello spasso è portato da Andy Garcia che fa quell’accento da italo-americano del Bronx, ma comunque sia si tratta di un film piccolo ma validissimo, potete andare a vederlo senza troppi timori. Se però poi venite a dirmi che l’avete visto e siete delusi perché era doppiato male vuol dire che guardate solo le iconcine e quindi vi odio.
  
  
  
Goodbye, Mr. Zeus! è il film italiano da deridere della settimana, e non si poteva fare altrimenti. A proposito, lo sapete perché il Signore ci ha fatto solo un mento? AHAHAH. Il film diretto da Carlo Sarti sembrerebbe, alla debita distanza, un veicolo per l’eterno secondario Fabio Troiano anche se, a quanto si può intuire dal trailer, il film gira tutto intorno a un pesce rosso. Difficile distinguere l’uno dall’altro. AHA! Come è difficile capire chi mai potrebbe andare a vedere questo film sulla base di questo simpatico titolo o di questo trailer assolutamente orripilante, o della simpatica coppia di protagonisti – per la cronaca, lei è la figlia di Riccardo Muti, e facciamole risuonare, queste vuvuzelas di sticazzi. E infatti, guarda caso, anche questo film pur annunciato per oggi non risulta essere uscito in nessuna sala. Amen.
  
  
  
Panico al villaggio è un film d’animazione in passo uno belga diretto da Stéphane Aubier e Vincent Patar che, prima che voi passiate oltre perché comprensibilmente non ve ne può fottere di meno, è probabilmente la cosa più interessante in uscita questa settimana: vincitore del premio come miglior film animato al Sitges, era a Cannes e più o meno in qualunque altro festival di genere al mondo, e ne ho letto spesso più che bene. Non vi aspettate un’animazione raffinata e precisina, qui sembriamo più dalle parti di Robot Chicken, e comunque non serve che io perda tempo per convincervi, guardate il trailer che roba è, guardate CHE ROBA.
  
  
  
Poliziotti Fuori – Due Sbirri a Piede Libero è il nuovo film di Kevin Smith ed esce al cinema. Che già è qualcosa. Vorrei ricordare a tutti che il suo penultimo film, Zack and Miri, che era bellissimo, da noi non è mai arrivato. Pace, in Italia sarebbe stato comunque massacrato. Passiamo oltre, al suo nuovo film: come se la può cavare un regista come Kevin Smith con un format oliato come quello del buddy movie con due poliziotti, uno bianco e uno nero, uno che fa il duro e uno che fa il pirla? Una domanda appropriata a cui i nostri piccoli amici risponderanno in coro BENISSIMO mentre chi l’ha visto risponde pressapoco con una bestemmia. Sinceramente sono diviso: ho sempre una grossa fiducia in Kevin Smith (non proprio sempre razionalmente riposta) e allo stesso modo ho una grossa sfiducia in chi mi viene a dire che Zack and Miri era brutto (come te, amico che hai già scritto o pensato di scrivere nei commenti "eh va bene tutto ma zack and miri è bruttino daaaai" prima di arrivare a questo punto del post) ma tutto, e dico TUTTO, ciò che ho letto in queste settimane di Cop Out mi puzza di sbagliatissimo – e insomma, va bene l’affetto e tutto il resto, ma l’affetto include anche che cosone possa cannare completamente un film. Così a naso, direi che sarà questo qui. Detto ciò, io lo vedrei di corsa ugualmente perché, insomma, cazzo, ci sono Bruce Willis e Tracy Morgan, ma indovinate quanta voglia posso avere di sentir doppiare Tracy da una voce che sembra quella del ragazzino delle merendine? Non si può doppiare Tracy, è una follia assoluta. Insomma, le mie solite lamentele a vuoto, come quella, che sto evitando, sul titolo italiano: COP OUT è un gioco di parole, sciocco ma sensato, POLIZIOTTI FUORI è solo una monata.
  
  
  
Ragazzi miei è il titolo italiano di The boys are back, drammone australiano con Clive Owen diretto da Scott Hicks (che è quello di Shine ma anche quello di Sapori e Dissapori). Del film, che è uscito in patria a novembre, si è parlato abbastanza bene, ma non abbastanza da darmi delle certezze – se non nella colonna sonora curata dai Sigur Ros, che insomma ecco. Quindi mi sono messo a pensare al titolo, che un po’ ammicca ad Amici Miei, e un po’ mi sembra una di quelle frasi che la signora anziana dice congiungendo i palmi e gli occhi al cielo, e mi è sembrata una direzione interessante per il titolista medio, e mi sono immaginato un tot di film intitolati tipo Signora mia, o Per carità, oppure Clive Owen nudo con il cazzo. Fatto, posso andare?