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Nei cinema dal 26 febbraio 2015

Ciao sono kekkoz pure stavolta, e badate, potrei parlarvi per ore dell’autore dei pregiudizi di questa settimana ma sarò breve: lui si fa chiamare Chamberlain come quell’inglese là, nella vita fa delle cose serie e importanti, ha un blog bellissimo dove dovrebbe scrivere di più, e in generale ha una testa (e una penna) che vi converrebbe invidiare di brutto. Poi non sto qui a spiegarvi il perché e il percome, ma io Chamberlain lo conosco da una vita, quindi so perfettamente di cosa parlo. Sono orgogliosissimo di averlo tra gli autori di questo blogghetto.

leleggidel patria automata

LE LEGGI DEL DESIDERIO

Se dobbiamo scrivere dei pregiudizi facciamolo come si deve, e cominciamo da Silvio Muccino.
Non sopporto Silvio Muccino, e nella tristezza della muccineide, tra i due fratelli, ho sempre preferito Gabriele – che almeno fa il regista, un lavoro vero. Il pregiudizio è sincero, e vira verso un sano e corposo disinteresse davanti a qualsiasi cosa Muccino produca. E se già non lo sopporto quando recita, figuriamoci quando scrive – insieme a Carla Vangelista – dirige, recita e produce un film sulla storia di un life coach per raccontare, attraverso il suo punto di vista, la società del desiderio in cui saremmo imprigionati.
Giovanni Canton-Muccino sceglie tre adepti – l’esodato che non trova lavoro (Maurizio Mattioli), la timorata di Dio che scrive romanzi zozzi (Carla Signoris) e l’assistente Bridget Jones (Nicole Grimaudo) – per mettere in pratica le sue teorie, e aiutarli così a raggiungere finalmente quello che veramente desiderano nella vita. Ma cosa desidera Giovanni Canton?
Il trailer è sufficiente a confermare ogni mio pregiudizio: c’è Silvio Muccino che urla, il momento Cesaroni, Silvio Muccino che fa Ma come ti vesti? nel cassetto della biancheria di Nicole Grimaudo, Silvio Muccino che trasforma l’anima di Carla Signoris in “anima rock e trasgressiva” (rock e trasgressiva, presto portatemi un Negroni), Silvio Muccino che urla di nuovo, il momento intimista, agnizioni varie, Silvio Muccino che esce di scena ballando Dream a Little Dream of me.
Il coach di Muccino però non riesce a elevarsi dalla caricatura, e sembra uscito da una convention di Forza Italia più che dai video di Tony Robbins, il life coach dello show di Oprah Winfrey, a cui dice di essersi ispirato e che, a differenza dell’insopportabile Giovanni Canton, sembra essere una persona seria.

PATRIA

“L’effetto Pannofino” è un fenomeno cognitivo legato alla presenza di Francesco Pannofino in un film, e si manifesta con la sensazione che tutto quello che stai guardando sia un taglio di qualche episodio di Boris. E questo capita anche nel trailer di Patria, di Felice Farina.
Il film è ispirato all’omonimo libro di Enrico Deaglio, che è un po’ come dire “film storico ispirato dal dizionario Castiglioni – Mariotti”. Il libro di Deaglio, infatti, è un accuratissimo compendio degli ultimi quarant’anni di storia italiana, e l’idea di Farina sarebbe quella di farci arrampicare su una torre, e da là sopra rievocare insieme la storia del nostro Paese.
Pannofino e Citran (che sembra sempre sul punto di chiedere “sapete se c’è un altro attore su questo set?”) interpretano due operai che salgono sulla torre di uno stabilimento industriale, per protestare contro un drastico piano di licenziamenti avviato dall’azienda. La reclusione verticale li costringerà a confrontarsi sulla crisi sociale del Paese, i diritti dei lavoratori, la storia d’Italia.
Patria potrebbe essere il primo film del Nuovo Cinema Grillino, un movimento espressivo in cui la storia d’Italia viene ripercorsa attraverso gli occhi del buonsenso, l’umanità e l’onestà di due operai che, invece di mettersi di traverso, di frapporsi fisicamente al potere e alla casta – come negli anni sessanta e settanta – decidono di salire su una Torre, ignorati da tutti, ponendosi al di sopra di un mondo che li esclude, e manifestando con questa protesta tutta la loro superiorità morale. Del resto, come puoi essere cattivo se racconti la sofferenza, la disoccupazione, le fabbriche che chiudono? Come puoi criticare lo sguardo di una persona onesta? Come puoi restare indifferente davanti a un gattino triste?
Se le serie tv americane sono il nuovo cinema, il cinema italiano è il nuovo catasto. Un film di impiegati del buon senso, brave persone, buone intenzioni. Raccontiamo un’Italia crudele e spietata, e la giudichiamo dall’alto di una torre da cui, forse, un giorno scenderemo, probabilmente senza avere risolto i nostri problemi, ma avendo almeno detto forte e chiaro che noi siamo onesti, e i cattivi sono gli altri.

AUTOMATA

Antonio Banderas è il bollitissimo Jacq Vaucan, agente assicurativo della ROC Robotic Insurance, che in un futuro apocalittico si occupa del controllo di automi difettosi. Ma la convivenza tra esseri umani senza scrupoli e automi asserviti senza coscienza sta per essere messa in pericolo da un automa in grado di modificarsi e sovvertire così il Protocollo n.1: non nuocere agli umani.
La prospettiva apocalittica che gli ammassi di ferraglia acquistino una coscienza e si ribellino è l’originalissimo punto di rottura di questo sci-fi vagamente noir di Gabe Ibañez.
Un po’ Blade Runner, un po’ Blade Runner, il film si regge sull’unica flebile speranza che l’asfittica e consunta costruzione narrativa può riservarci: Melanie Griffith, e pregare che sia lei l’eroina della storia, l’anello di congiunzione tra gli esseri umani e i robottini artificiali.
Banderas è alle prese con uno di quei film che, da oggi, ogni attore bollito potrà rivendicare nelle interviste come “l’inizio del mio personalissimo cammino verso Birdman”.

repairman motel kingsman

THE REPAIRMAN

Questa settimana non ho trovato il film italiano da deridere, ma solo il film italiano che perplime.
The Repairman è un film di Paolo Mitton del 2013, e che solo oggi trova distribuzione nelle sale dopo avere girato per qualche festival. L’antefatto che smuove la vita del tranquillo, barbuto e stralunato* Scanio, riparatore di macchine da caffè di un paesello della provincia piemontese, è un’infrazione stradale, una violazione del codice della strada che lo costringe a partecipare a un corso per recuperare i punti della patente, e in cui rievocherà le vicende che lo hanno condotto fino a quel tragico evento.
Il film entra subito in zona Slow Food (coproduzione con Slow Cinema, che ha nel logo una tartaruga) interrogandoci sul perché cambiare vita se possiamo aggiustare quella che abbiamo. Un elogio della lentezza e della semplicità, il racconto della vita in provincia attraverso gli occhi del protagonista (stralunato*), The Repairman è un film sulla ricerca di un’alternativa sostenibile, un po’ anacronistica, rispetto alla frenesia dei tempi moderni.
Sosteniamo il cinema italiano, andiamo a vedere The Repairman.
[Ora scusate, ma sento un bisogno irrefrenabile di parcheggiare un Suv in doppia fila e scaricare sul marciapiede i pallet di sementi Ogm che tengo nel baule.]

* (CINEMA ITALIANO DI QUALITÀ)

MOTEL

Un trailer fresco come la camicia di un commesso viaggiatore alcolista a fine giornata.
Robert De Niro, con i vestiti di scena di Casino, affida a John Cusack il compito di riportargli una certa borsa dal contenuto misterioso, con il divieto assoluto di guardarci dentro. Per portare a termine la missione Cusack finisce nella stanza numero 13 di un motel in mezzo al nulla, uno di quelli con i neon colorati che friggono. Non si capisce bene cosa ci faccia in quella stanza, ma la situazione precipita quando gli si materializza nella vasca da bagno una ballerina vestita da Wonder Woman, del calibro di Rebecca da Costa. Da quel momento, giustamente, tutti perdono il senno, e il film diventa un incomprensibile casino. Anche per John Cusack un film che segna l’inizio del suo personalissimo percorso verso Birdman.
«Qualunque cosa succeda, non guardate dentro la borsa.» dice De Niro. Ma starei attento anche ad avvicinarmi al cinema.

KINGSMAN – SECRET SERVICE

Kingsman è il nuovo film di Matthew Vaughn, il regista di X-Man: l’inizio e di Kick-Ass. Il film è tratto dal fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons (autori di Kick-Ass), e segna il passaggio di Vaughn dal genere “super eroi” al genere “film di spie con Michael Caine”.
«Gli agenti Kingsman sono i nuovi cavalieri», e il film racconta dell’arruolamento di un teppistello alla Justin Bieber (Taron Egerton) nel servizio segretissimo Kingsman, una specie di confraternita di best and brightest dedita allo spionaggio internazionale, con una selezione spietata e un rito di iniziazione mortale. La sua guida è l’agente Harry Hart (Colin Firth), vecchio amico del padre.
Nel trailer c’è di tutto: le spie, ovviamente, lo humour inglese, Samuel L. Jackson che fa il cattivo con la zeppola, Gazelle-la-spia-che-ha-delle-lame-al-posto-delle-gambe, i cattivi che saltano sui muri, le sparatorie, i calci volanti, gli ombrelli che sparano, gli accendini esplosivi, e tutto l’armamentario che dio comanda per un film di spie.
Un film con Michael Caine, in cui Colin Firth interpreta Michael Caine in numerosi film con Michael Caine (primo fra tutti Ipcress), non può che essere una bomba.
E poi c’è Michael Caine.

 spongebob dancingwith boccaccio

SPONGEBOB – FUORI DALL’ACQUA

«Mamma, ma è quello che parla con la gallina!»
Una voce di bambino irrompe nel silenzio raccolto di una multisala di provincia, e improvvisamente capisco: la pubblicità del Mulino Bianco era un esercizio di Banderas per entrare nella parte dell’antagonista di Spongebob, il Pirata Barba Burger, che nel film riesce a impadronirsi della ricetta dei Krabby Patty (che per i bambini degli anni duemila devono essere una specie di totem freudiano, come per noi quarantenni le fettine panate). Parlare con una gallina per essere l’antagonista credibile di una spugna.
Personalmente ho sempre avuto qualche problema con questo cartone animato, legato alla mia difficoltà a empatizzare con una spugna parlante, e per questa ragione ho chiesto a un bambino di sei anni di scrivere questo pregiudizio.

DANCING WITH MARIA

Maria Fux è una rivoluzionaria argentina di novantatré anni. La sua rivoluzione è consistita nel credere che tutti potessero ballare, qualunque fosse la prigione, fisica o psichica, che apparentemente glielo impediva. Da questo pensiero rivoluzionario è nato il suo metodo di danza-terapia (l’uso psicoterapeutico della danza e del movimento per supportare le funzioni motorie, intellettuali e psichiche del corpo) che ormai da quarant’anni è usato in tutto il mondo per aiutare le persone intrappolate nella sordità, nella sindrome di Down, nell’autismo o in altre forme di disabilità.
Il documentario di Ivan Gergolet, regista italo-sloveno, è stato presentato a Venezia nel 2014, e racconta esattamente questo: Maria Fux e la lotta quotidiana per costringere i suoi allievi ad abbattere i limiti in cui il corpo li rinchiude, conducendoli là dove nessuno si aspetterebbe di trovarli.
«Nell’anno ’42 guardando un albero in autunno e una foglia che cadeva decisi di fare quel tipo di danza, ma quando cercai una musica adatta non la trovai»
«Allora chiesi alla foglia d’autunno: hai bisogno di musica per muoverti? »
«La foglia rispose di no, che aveva bisogno di vento.»

MARAVIGLIOSO BOCCACCIO

«Pronto, Ke’?»
«Ciao, dimmi tutto.»
«Ci dev’essere un errore nella bozza dei film che hai preparato per i pregiudizi: c’è un film che si chiama “Maraviglioso Boccaccio”. Ora, a parte il refuso, leggo che è un adattamento del Decamerone dei fratelli Taviani, con Lello Arena, Kim Rossi Stuart, Scamarcio, e poi altri attori che fanno le fiction, devi avere fatto casino…»
«No, nessun casino. E comunque sono i Taviani, Maestri del cinema italiano a cui devi portare rispetto, e quelli che tu chiami “altri attori che fanno le fiction” sono gli attori più importanti del cinema italiano, lo star system di questo paese, Scamarcio, Crescentini, Rossi Stuart, Trinca, la Cortellesi, quindi per favore…»
«Cosa?»
«Ho detto che è il nuovo film dei fratelli Taviani, e i protagonisti sono gli attori più famosi del nostro cinema, capisco che tu faccia un altro mestiere, però almeno le basi santo cielo, lo sapevo che dovevo chiederli a Pulsatilla i pregiudizi…»
«…»
«Pronto?»
«Ke’, il Decamerone…con Lello Arena…Oh, massimo rispetto per il grande Lello, però sono un po’ perplesso.»
«Ma insomma, ma sono i Taviani!»
«Ma lo so questo, ma i Taviani a ottant’anni avevano fatto quella cosa formidabile in carcere, un film straordinario, i detenuti che recitano Shakespeare, il teatro nel carcere, la rottura dell’eterotopia foucaltiana, un film “di una potenza travolgente”, come dite voi che venite pagati per scrivere di cinema, così poi possono mettere i virgolettati sulle locandine, e adesso mi fanno l’adattamento del Decamerone con il cast delle fiction?»
«Ma cosa stai dicendo? Sono la storia del cinema, e questo film è un modo per combattere le pesti moderne raccontando la contemporaneità dell’Italia di oggi attraverso una storia ambientata nel trecento, e mostrarne così la dirompente modernità!»
«…»
«Ci sei?»
«Diosanto, sarà il Pinocchio di Benigni dei fratelli Taviani.»
«Ma come ti permetti? Sarà un’opera straordinaria per avvicinare i giovani alla grande opera di Boccaccio»
«Eh, come no, me li vedo, sono già tutti in coda che si fanno i selfie con Scamarcio vestito da carnevale»
«…»
«Ma quindi è vero?»
«Sì»
«E devo scriverlo?»

– click –

*Nessun Maestro del Cinema Italiano è stato maltrattato nel corso della telefonata.

viziodi

VIZIO DI FORMA

Musica, grazie.
Davvero dovrei spiegarvi cosa può esserci di interessante in un film di Paul Thomas Anderson, tratto da Inherent Vice di Thomas Pynchon, con Joaquin Phoenix che interpreta Doc Sportello, Josh Brolin che fa Bigfoot Biornsen e Benicio del Toro che fa Sauncho Smilax? Ma cos’è questo? Un fottuto asilo nido?

Andate al cinema, e non fatemi perdere altro tempo.