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Nei cinema dal 26 marzo 2015

Ciao sono kekkoz e questo è il cappello in cui introduco in poche righe l’autore che ha scritto l’episodio di Friday Prejudice questa settimana. Perd Hapley sarebbe fiero di me. 

L’autore dei pregiudizi di questa settimana, dicevo, è un ragazzo con la barba che scrive come dio comanda e, in generale, è una tra le persone più colte e preparate che io conosca. Si chiama Federico Pucci ma da qualche parte si fa chiamare cratete, tra le altre cose scrive di spettacolo per l’Ansa e ha un blog in cui parla di musica noiosa, più un tot di altre cose che potreste scovare nel suo sito.

Ho parlato troppo, adesso parla lui.

french lafamiultimolu

FRENCH CONNECTION

Film che non mi interessa arriva nelle sale italiane con titolo che volente o nolente copia quello di uno dei miei film preferiti, anch’esso funestato in Italia da un titolo sbagliato. Capite che con French Connection non partiamo proprio bene: comunque, in originale si intitola ‘La French’, in America ‘The Connection’, e l’addizione era troppo semplice. Si parla dei Marsigliesi, non quelli immaginari di Amici Miei, ma quelli della vera French Connection che spacciavano nel mondo tonnellate di eroina. Il film vede Jean Dujardin nella parte dell’ovviamente buono ispettore che cerca di tirare giù dal lato francese un cartello di gente che per contratto deve avere un pronunciato naso aquilino. E intanto pensavo che Jean Dujardin sta a Gene Hackman come Romanzo Criminale – La serie sta a Gomorra – La serie. Però Marsiglia spacca, e in onore del Pastìs, dei crostacei di Toinou e delle birrette a Le Panier arrivo a dare un pensatore.

LA FAMIGLIA BELIER

Il film da abbattere a cannonate della settimana. Pompato peggio di Giovanni Allevi da Riccardo Vitanza (si dice così negli ultimi giorni), sovraesposto fra cartelloni e fiancate dei tram, con claim che alternano l’entusiasmo da ufficio stampa (“Già visto da MILLE MILIONI di persone”) a tagline degne del miglior Maccio Capatonda (“Vi farà stare bene”): insomma ci sono tutte le premesse per odiare questo film. Mi pare poi che lo spunto comico dei genitori sordomuti sia un po’ sprecato, a mo’ di linea comica e in favore del twist che nessuno si aspettava in un film che ha per protagonista la semifinalista del The Voice francese: il film insomma non è una commedia di situazione ma un dramma adolescenziale a tema canterino. A tal riguardo, voglio osservare che già non mi piace ascoltare battute come “Non sono stata una buona madre”, figuriamoci leggerle nei sottotitoli mentre un’attrice le gesticola.

L’ULTIMO LUPO

Cina, Rivoluzione Culturale. Un giovane studente viene mandato nelle steppe della Mongolia a risolvere un mistero: perché Annaud sembra che stia facendo sempre lo stesso film? Scherzi a parte, le immagini sono abbastanza spettacolari e l’idea in sé della relazione uomo-lupo è un topos troppo interessante per essere scartato senza pensarci su. O forse c’è che ho appena visto Paddington fra copiose lacrime e voglio dare a ‘Piangi coi lupi’ una chance in più.

home letteredi houcciso

HOME – A CASA

L’inutile film animato DreamWorks della settimana. Nella versione originale il cast dei doppiatori è capitanato da Jim Parsons e Rihanna, ma a noi interessa fino a un certo punto. Il regista è Tim Johnson, altrimenti noto come spina dorsale di DreamWorks Animation: se ti sono piaciuti Z la formica, Shrek, La gang del bosco e Dragon Trainer, probabilmente questo è il film che fa per te, o per tuo figlio. Quantomeno, se pure la comicità ci sembrerà quella solita trita e ritrita di DWA, i topoi della ricerca di una nuova casa e dell’incontro fra razze sconosciute e lontane sono novità mai trattata prima d’ora al cinema… Scopro peraltro che nel libro di cui Home è trasposizione (no, non questo magnifico volume che vi esorto a comprare, un altro), il protagonista Oh si fa chiamare J.Lo: quanto fa ridere che una doppiatrice sia proprio J.Lo? Non molto, ma probabilmente più di qualsiasi battuta del film. Nemmeno le canzoni di Ri-Ri per la colonna sonora sono questo granché, uff.

LETTERE DI UNO SCONOSCIUTO

Cina, Rivoluzione Culturale: fermatemi se oggi l’avete già sentito. Quanto può deludere un film con il tandem Zhang Yimou e Gong Li? Molto, nel senso che le aspettative sono per forza di cose un po’ sopra la media. Fra obbedienza al partito, amnesie selettive, piogge drammatiche temo che anche qui ci sia molto da piangere. Rivoluzione Culturale e piangeroni, questo legame tutto da esplorare.

HO UCCISO NAPOLEONE

Non avevo visto Amiche da morire, l’ho recuperato un po’ su YouTube e facendo la tara dei trailer vedo un pattern: colonna sonora carina ma invasiva, recitazione sopra le righe, una sintassi sarcastica, nessuna idea di dove andare a parare dopo lo spunto iniziale. Il cast forse sembra più solido, ma la trama mi sembra (proprio come in Amiche da morire) inutilmente complicata e i personaggi mostrano una profondità degna delle migliori caricature.

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LA TERRA DEI SANTI

Mafia! Madri! Colori desaturati! In pratica un film che coniuga DC e D.C.. Ancora in Italia c’è qualcuno che non ha capito che se vuole farci interessare di certe trame, in questo caso il ruolo delle donne nella ‘ndrangheta, le deve scrivere come fossero ambientate a Baltimora nella seconda metà degli anni ’90, non come in un coraggioso sceneggiato Rai.

ONDE ROAD

La premessa potrebbe anche essere carina: la fine della radio, non come fu predetta dagli Shellac in un frigno eliotiano, ma piuttosto in una distopia orwelliana, laddove la parte del Grande Fratello è interpretata non da un redivivo Pietro Taricone, ma da un redivivo Awanagana. E già questa frase ha mandato tutto in vacca. Onde Road sembra un progetto fra amici, quelli delle vecchie radio libere e private (c’è anche l’Olandese Volante), un progetto che nessuno aveva chiesto di vedere. Mi chiedo poi perché “scrivere” un soggetto sci-fi quando un documentario sull’argomento sarebbe stato più che interessante. E poi nessuno vuole pagare per andare a sentire anche al cinema le battute di Battaglia e Miseferi.