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Nei cinema dal 16 ottobre 2014

Buongiorno a tutti, sono kekkoz. Come va? E la famiglia? Ah, bene. Salutami tutti.

Dunque. L’amichetto che questa settimana si è prestato a compilare i pregiudizi è così prolifico e da così tanto tempo che ci metterei mezza giornata a farvi l’elenco dei posti in cui scrive o ha scritto, dal blog Shoegazer su Splinder a Stereogram, da Rolling Stone a GQ. Come se non bastasse, ha pure fondato una delle etichette più fighe del belpaese, la 42 Records. A questo punto avete capito che l’autore di questi pregiudizi è Emiliano “Colas” Colasanti.

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TUTTO PUÒ CAMBIARE

Aka il nuovo film di John Carney aka il regista di Once aka quel film con Glen Hansard che fa Glen Hansard e Marketa Irglova che fa Marketa Irglova aka quella specie di mestissimo inno indie alla scopamicizia che tutti si ricordano essenzialmente per una canzone. Falling Slowly, sì, proprio quella lì che sembra The Blower’s Daughter ma non è The Blower’s Daughter, che tanto ‘sti cantanti irlandesi si somigliano tutti. Una faccia, una razza.
Nella locandina del primo film c’erano una donna, un uomo e una chitarra, nella locandina del secondo invece ci sono una donna, un uomo e una chitarra. Uguale. Però c’è pure una macchina, segno che qualche cosa effettivamente è cambiato.
La trama racconta le avventure di una coppia di musicisti squattrinati che si trasferiscono nella grande città in cerca di fortuna. Nel ruolo di lei c’è Keira Knightley, mentre lui è Adam Levine, il cantante dei Maroon 5, più noto per gli addominali che per la bellezza delle sue canzoni. Un grande classico: lui sfonda, lei no, lui diventa arrogante, lei si deprime, lui comincia a chiavare in giro, lei conosce Mark Ruffalo in un locale. Il quale Mark Ruffalo interpreta il ruolo di un non più troppo giovane discografico, disilluso e in sovrappeso, e non so perché ma mi viene naturale pensare che la scelta di affidare a me i pregiudizi di questa settimana non sia proprio tutta opera del caso. In ogni modo: i due si conoscono, cominciano a frequentarsi e forse – ma dico forse eh, non è che sia proprio telefonatissima – s’innamorano. In America il film sembra essere piaciucchiato a pubblico e critica, mentre in Italia la promozione punta tutta su Adam Levine, che nel trailer viene amabilmente chiamato ADAM LEVAIN, mentre sarebbe decisamente stato più corretto chiamarlo ADAM LEVIN NUDO COL CAZZO DI ADAM LEVIN CULO MAROON 5 (scusate, ho sempre sognato di poterlo scrivere anche io, un giorno). La colonna sonora è opera di Gregg Alexander, cioè quel tipo che negli anni novanta voleva prendere Courtney Love e Marilyn Manson a calci nel culo. LUI. Vabbè, come posso parlare male di un film dove c’è Mark Ruffalo che interpreta me? Cioè, avete capito, c’è Hulk che interpreta ME, pappappero!

UN MILIONE DI MODI PER MORIRE NEL WEST

Il nuovo film prodotto, scritto, diretto e interpretato da Seth MacFarlane, il creatore dei Griffin e di tutte quelle altre cose che se leggete abitualmente questo blog già dovreste sapere e per cui quindi non mi dilungo ulteriormente.
Il film è una parodia, ovviamente politicamente scorretta, ovviamente sboccacciata, ovviamente sopra le righe, del genere cinematografico ovviamente più parodiato di sempre: il western. Volete un altro avverbio?
Seriamente (taaac): ma voi avete ancora voglia di cose del genere? Non vi sentite male al solo pensiero di un altro film con gli indiani che parlano in napoletano e Seth MacFarlane che dice di risiedere nella vagina di Charlize Theron? (Per quanto, lo ammetto, sembra essere una prospettiva di vita allettante).
Io un po’ sì, perciò vi consiglio un esperimento: provate a guardare il trailer originale e poi quello in italiano.
Il primo vi illuderà che si tratti di un film divertente, il secondo vi farà deprimere e odiare il mondo.
Anche se c’è Amanda Seyfried, per l’occasione NUDA COL CAZZO DI ADAM LEVIN CULO MAROON 5.

JOE

Non vorrei mostrarmi come un lettore disattento – sono molto più semplicemente un rincoglionito cronico – ma credo che Joe sia uno dei pochissimi film a finire nei “pregiudizi” non una ma due volte. Capite quindi che non è per niente facile ritrovarsi in questo ruolo e scrivere di nuovo di qualcosa di cui dovreste avere già letto.
Vi è venuto il sangue dal naso? Bene, anche a me.
Mi limiterò a dirvi che purtroppo non è il remake di Banana Joe e che la regia è di David Gordon Green, cioè il regista di Pineapple Express e pure di un sacco di altri film che ignoro mentre devo ammettere che Pineapple Express mi era piaciuto davvero un bel po’. È tratto da un romanzo di Larry Brown, che purtroppo non è l’ex allenatore dei Lakers, e pare avere avuto un certo successo negli Stati Uniti. La storia e la struttura sembra essere quella tipica del romanzo di formazione, con due personaggi molto diversi, un adulto e un teenager, che s’incontrano e finiscono per creare un legame forte che li condurrà attraverso un percorso che alterna tragedia e redenzione.
Fondamentalmente è un film dove c’è Nicolas Cage con la barba. Ed è piaciuto a kekkoz. Un mese fa si è preso “una pecora”, io voglio dargli fiducia.

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IL GIOVANE FAVOLOSO

Ovvero il lungometraggio che vede il più grande attore italiano – Elio Germano – interpretare un ruolo difficilissimo per tutti, figuriamoci per un tifoso DOC della Roma: un gobbo.
Battute calcistiche – terribili –  a parte, sono fermamente convinto che uno dei modelli su cui Elio Germano sta basando gran parte della sua recitazione sia Daniele De Rossi. Il centrocampista della Roma, coso, Capitan Futuro. Proprio lui.
Il cambiamento è avvenuto con la vittoria della Palma D’oro, cioè da quando il nostro ha smesso di recitare come un attore normale, ma dotatissimo, per cominciare a mordere tutti i mobili presenti sulla scena. Ormai non è più Elio Germano che interpreta un personaggio X, ma Elio Germano che interpreta Elio Germano che interpreta un personaggio X. Sempre eccessivo, spiritato, sopra le righe e coi nervi a fior di pelle. E non c’è niente che mi faccia pensare che non sia così anche nei panni di Giacomo Leopardi.
La regia è di Mario Martone, e già dal trailer si capisce che nelle recensioni si abuserà ancora una volta della parola “teatrale”.
Tutto quello che fa Martone è per forza di cose teatrale, e sembra esserlo anche questo film che cerca di far convivere l’impianto narrativo tipico del biopic con un approccio più sperimentale. Possiamo considerarlo riuscito? Chissà, ma non si può non restare incuriositi davanti a un’opera così ambiziosa e che cerca di raccontare una figura centrale della storia e della lettura italiana senza scadere nei cliché tipici delle fiction di Rai Uno con protagonista Beppe Fiorello. Le musiche sono state composte e registrate da Sasha Ring, the artist formerly known as Apparat, e solo questo vale una bomba.

PS: non è la prima volta che il cinema italiano si confronta con il poeta di Recanati. E già la volta precedente i risultati erano stati ALTISSIMI!

LA BANDA DEI SUPEREROI

Ciao, sono il cinema italiano e sto cercando il nuovo Smetto quando voglio.
Vuoi essere tu il nuovo Smetto quando voglio?
Sulla carta abbiamo quindi un filmetto simpatico, girato con pochi soldi ma con tante idee, e che racconta le vicende di quattro amici disoccupati che decidono di diventare dei supereroi che più che fermare il crimine vogliono mettere le mani sul bottino.
Peccato che la pratica ci restituisca invece l’ennesimo film girato un po’ alla cazzo e recitato peggio, al punto che verrebbe quasi di fare la respirazione bocca a bocca al “Premio Maccio Capatonda”. Ah, la sapete quella dell’Infinito di Leopardi? (Scusate, LEOPARDARE).

… E FUORI NEVICA!

Domanda seria: voi conoscete qualcuno che va a vedere i film di Vincenzo Salemme?
Pensateci: avete mai parlato con qualcuno che a un certo punto, nel bel mezzo di una conversazione sulla vita, l’universo e tutto quanto, se ne sia uscito con la frase “Sai, ieri sera sono andato a vedere il nuovo film di Salemme e…”?
Avete mai conosciuto una ragazza che nel bel mezzo di un incontro amoroso, tra una smanacciata e l’altra, durante una fellatio, subito dopo l’orgasmo, vi abbia apostrofato in questo modo “È stato bellissimo, proprio come in un film di Vincenzo Salemme”?
Se la risposta è: “No”, vuol dire che mi state dando la conferma di cui avevo bisogno.
Se invece state per rispondere: “Sì”, vuol dire che siete Vincenzo Salemme e quindi l’educazione prima di tutto: Ciao Vincenzo, piacere di conoscerti! Mettiamo però che voi non siate Vincenzo è che quindi, come me, resterete stupiti nello scoprire che … e fuori nevica, adattamento cinematografico dell’omonima piece teatrale scritta, diretta e interpretata da – indovinate un po’ – Vincenzo Salemme, rappresenta il nono capitolo di un’epopea cinematografica di tutto rispetto. Più o meno.
La cosa divertente è che io … e fuori nevica l’ho visto. In teatro e nel 1995. Come attività culturale della scuola che frequentavo.
Dello spettacolo ricordo a malapena Francesco Paolantoni nel ruolo di un transgender chiamato Vanessa, ma devo ammettere che si rideva molto. Non penso comunque che andrò a vedere il film, anche perché voi conoscete qualcuno che abbia mai vis… OK, la pianto.

cristiada     mogliedelcuoco piccolecrepe

CRISTIADA

Si dice che Cristiada, esordio alla regia di Dean Wright, noto ai più come responsabile degli effetti speciali di parecchi film di grande successo, sia stato proiettato in Vaticano nel 2012 ma non deve avere impressionato particolarmente Benedetto XVI visto che esce da noi solo ora, con due annetti di ritardo, nonostante il cast di attoroni (Andy Garcia, Peter O’Toole) ed Eva Longoria.
La storia racconta la rivolta dei Cristeros, ovvero i cattolici messicani che tra il 1926 e il 1929 si armarono contro il governo anticlericale e massonico di Plutarco Elías Calles. In pratica si tratta del più classico dei film di suore di menare, oppure della cosa più vicina all’idea di cinema che avevano avuto Homer Simpson e Mel Gibson. È distribuito dalla Dominus Production che è esattamente quello a cui state pensando. Propaganda cattolica, spacciata per cinema, spacciata per blockbuster.

LA MOGLIE DEL CUOCO

Visto che questa rubrica parla di pregiudizi, ora vi svelerò un mio pregiudizio: odio il cinema francese degli ultimi quindici anni.
E so che è un limite mio, ma di tutte queste commedie sofisticate che vanno nel profondo dell’animo umano e di solito lo fanno a tavola (perché nei film francesi si mangia più che in quelli italiani) non so che farmene. La moglie del cuoco dovrebbe essere l’esordio alla regia di una delle attrici di Quasi amici che è uno di quei film che sembrano essere piaciuti a tutti ma che io sono riuscito a sopportare per circa dieci minuti. Insomma, perdonatemi ma no, non ce la posso fare. Però non sono egoista, e quindi: pensatore.

PICCOLE CREPE, GROSSI GUAI

Pensavo di cavarmela col più classico dei “come sopra”, ma poi ho scoperto che le musiche di Piccole crepe grossi guai sono state scritte da Stephin Merritt dei Magnetic Fields per cui nutro una vera e propria venerazione.
Cosa c’entra Merritt con un film francese che racconta la storia di un musicista che arrivato alla soglia dei quaranta decide di ritirarsi e ricomincia da zero re-inventandosi come portiere di un palazzo?
Non lo so, la mia curiosità si è esaurita con Stephin Merritt, ma vi prometto che vedrò il film e farò in modo di farvi sapere il mio parere tramite piccione viaggiatore.