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Nei cinema dal 23 aprile 2015

Ciao sono kekkoz e sono tutto un fremito perché a scrivere questi pregiudizi ho chiamato un carissimo amico oltre che una delle persone più vulcaniche che io conosca: Jacopo Cirillo lo avrete incontrato spesso nelle vostre peregrinazioni internettiane, è il fondatore di Finzioni, è uno sceneggiatore di Topolino, scrive su Linkiesta e Rivista Studio, e un tot di altre cose belle. Benvenuto!

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THE AVENGERS 2 – AGE OF ULTRON

Aspetto questo film dai titoli di testa degli Avengers precedenti, che già sospettavo non mi sarebbero bastati. Le mie aspettative, però, sono paradossalmente molto modeste. Nel senso: lo so già che sarà una bomba, ma io sarei contento anche solo se i vari Hulk, Capitan America, Thor e il resto del cucuzzaro passassero tutti i 142 minuti a loro disposizione semplicemente spaccando tutto. E basta. Della gente molto muscolosa in costume che spacca le cose, anche senza spiegare il perché. In realtà, e per fortuna, ci saranno anche le gag, le easter egg, i dialoghi profondi, l’espressione di Jeremy Renner quando riflette su qualcosa e Joss Whedon, quel Joss Whedon di Dollhouse, di Cabin in the woods e, soprattutto, di Pappa e ciccia, di cui era proudly sceneggiatore. Alle persone che saranno sedute vicino a me quella sera al cinema mi sento di dire solo: never underestimate a manchild.

ADALINE – L’ETERNA GIOVINEZZA

In pratica è la storia di Blake Lively che non invecchia mai e fa delle cose con un invecchiatissimo Harrison Ford. Mi piace immaginarlo come un ritratto di Dorian Grey in cui Serena di Gossip Girl non invecchia mai di faccia e di corpo ma la voce le si arrochisce sempre di più, fino a diventare perfetta per urlare BINGO nelle scaracchianti sale da Bingo dei film americani. Invece, temo che sarà molto, molto peggio di così. Non so se il tempo si fermerà davvero per amore ma, sicuramente, alla faccia di Bergson, si cristallizzerà nella coscienza dei poveri spettatori del multisala che hanno trovato gli Avengers tutti esauriti e ormai che hanno preso la macchina e sono arrivati fin lì entrano nella prima proiezione che trovano.

IL FIGLIO DI HAMAS

Il figlio di Hamas, detto The Green Prince, è un documentario. Ultimamente sto vedendo un sacco di documentari, illuminato da quello dell’HBO su Scientology. La storia racconta di un infiltrato di Hamas che fa la spia e si piglia male perché pensa di stare tradendo la sua famiglia e il suo paese ma, come la migliore Maggie Gyllenhaal ci insegna, quando s’ha da fare, s’ha da fare. Lo scopo finale dovrebbe essere quello di far riflettere lo spettatore occidentale sul rapporto complicato e tutt’altro che scontato tra Israele e Palestina, non passando necessariamente per l’intrattenimento. Personalmente, ne farei volentieri a meno; probabilmente, sarà un filmone.

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SHORT SKIN – I DOLORI DEL GIOVANE EDO

Il giovane Edo ha un inghippo al prepuzio e questa cosa lo rende insicuro con le ragazze. Inoltre, bontà sua, frequenta solo persone che non fanno altro che parlare di scopare e, immagino, della perfezione anatomica e idraulica del loro pene. A un certo punto arriva Bianca e i genitori di Edo, finissimi educatori, cominciano a pressarlo per farlo accoppiare con la nuova vicina di casa, un’idea che, come immaginerete, non aiuta molto il giovane Edo a scrollarsi di dosso la sua insicurezza. Il povero ragazzo è pisano e si chiama come l’attore che faceva Piero in Ovosodo. Solo che Piero di Ovosodo non aveva tutti questi problemi di prepuzio, visto che mette in cinta la Pandolfi al primo colpo. Comunque sia, alla fine credo che Edo superi i suoi dolori e riesca finalmente a spassarsela.

I BAMBINI SANNO

Walter Veltroni non ha ancora capito che cosa farà da grande. Ha provato un po’ di tutto e questa volta ha deciso di fare un documentario sui bambini, su 39 bambini tra i 9 e i 13 anni che raccontano le cose della vita “da un punto di vista puro”. L’operazione, presa così, non sembrerebbe nemmeno tanto male ma, d’altra parte, come fai a non immaginarti Veltroni che avvicina questi bambini e gli chiede che cosa pensano della sessualità mentre si mette dietro la macchina da presa e gli dice: siate voi stessi, siate innocenti? Ecco, adesso sono ossessionato da questa immagine, grazie tante Kekkoz.

LE FRISE IGNORANTI

In questo film, di cui mi rifiuto persino di scrivere di nuovo il titolo, ci sono Eva Riccobono, Renè Ferretti e Nonno Libero che fanno IL SOLITO ROAD-MOVIE nel sud Italia con colpi di scena ed equivoci che già mi immagino: ci sarà sicuramente qualche battuta non troppo scurrile sulle scoregge, una sui vecchi che vorrebbero scopare ma non ce la fanno, qualcuno che a un certo punto dice “Alla cazzo di cane”, un ciccione simpatico con gli occhi azzurri, un magrolino che sembra antipatico ma alla fine si capisce che dentro è buono e fuori si è indurito per colpa della vita e altri divertimenti all’italiana. Vi odio tutti.

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SARA’ IL MIO TIPO?

No.

SAMBA

MyMovies, di questo film, dice che è “L’incontro tra il variopinto mondo suburbano di un ironico senegalese in cerca di un permesso di soggiorno e le solitudini di una donna parigina in cerca di se stessa diventa, per entrambi, l’antidoto contro l’emarginazione sociale”. Tutti questi luoghi comuni all’interno di una sinossi di quaranta parole, immaginati il film. Però c’è Charlotte Gainsbourg e questo lo rende un “dubbio amletico”, non fosse altro che per vedere con i nostri occhi e apprezzare l’ironia del senegalese in questione.

SQUOLA DI BABELE

Oh, questa sembra un bel progetto. Un documentario su una classe d’accoglienza parigina composta da adolescenti che vengono da 22 paesi diversi e che scrivono sempre sulla lavagna le formule di saluto e di cortesia nelle loro lingue per farle imparare ai compagni. Le loro storie si intrecciano davanti alla telecamera e si impara qualcosa in più sulla diversità e sulle condizioni degli immigrati in Francia. Potrebbe rivelarsi una cagata di un buonismo irritante – e la Q nel titolo spingerebbe in questa direzione – ma voglio fidarmi.

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KURT COBAIN: MONTAGE OF HECK (solo il 28 e 29 aprile)

Io non ho mai avuto la fase Nirvana. Quando i miei coetanei quattordicenni si rinchiudevano in camera ad ascoltare Nevermind con i maglioni troppo larghi e le lacrime che glieli infeltrivano, io e il mio amichetto di allora stavamo in terrazza in compagnia di Elio e le storie tese e imparavamo le parolacce dei grandi e il segreto dei pornostar. Proprio per questo, il film su Cobain non me lo perderei per niente al mondo, avendo la fortuna di guardarmelo con gli occhi da verginello, un po’ come il giovane Edo e il suo prepuzio dispettoso.