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Nei cinema dal 20 novembre 2014

Ciao a tutti, sono kekkoz pure questa volta. Lasciate che vi presenti l’autore di questa settimana: lui è un mio carissimo amico, si chiama Claudio, ma forse lo conoscete come Gatto Nero. E se lo conoscete, è statisticamente probabile che ci abbiate litigato su qualche social network.

Di norma Claudio non si occupa di cinema (spesso, diciamolo pure, perchè ci sono io a minacciarlo) ma non è che posso affidare Friday Prejudice solo agli espertoni. I posteri mi daranno ragione.

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SCUSATE SE ESISTO!

Via il dente, via il dolore. Guardate! C’è LaCortellesi™ che s’affaccia nella locandina e fa una faccia buffa! C’è Raoul Bova con i baffi! Non è un film stupendo? Non dovremmo andarlo tutti a vedere?

No.

“Scusate se esisto” è l’annuale esempio di “Commedia Italiana A Tematica LGBT” che ormai da qualche tempo impesta i nostri cinema convinta di trattare l’omosessualità in maniera divertente e brillante e YEEEEEH e gomito-gomito e invece no. (Ma secondo me non ci credono nemmeno loro) (Dai su. Valeria Bilello che fa la frociarola. Ma soprattutto Valeria Bilello che fa l’attrice. E io che c’ho speso pure 8 euri, non mi fregate più!)

Il trailer è una meravigliosa summa di quella che è diventata la nuova commedia all’italiana: ci sono i giovani che lavorano all’estero ma poi tornano in Italia e fanno lavori di merda! C’è lei che è furbetta e lui è fico o Claudio Bisio! C’è la nuova Sora Lella! C’è la frocia che fa gli urletti! C’è lei che finge di stare con lui e lui che finge di stare con lei e vanno a cena dai suoi! C’è “Tu sei pazzesca” detto con la stessa intensità di “Matematico!” in College. C’è l’orsa vestita di pelle che fa colazione! C’è il quadro con i culi! C’è la statua a forma di cazzo!

Non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni e la mia voglia di andarlo a vedere. Attenzione: prossimamente lo vedrete nei migliori cinema parrocchiali e resterete dieci minuti a fissare la locandina chiedendovi il perché.

Premio: Primo classificato nella categoria “Neorealismo italiano” per aver finalmente dato a Raoul Bova un ruolo in cui può essere se stesso (ZING!) fingendo di essere qualcos’altro (ZING!).

Gay Factor Rate: 50%, c’avete provato anche st’anno ma gnente, nun ce la fate. Non è roba vostra, lasciate stà.

SARÀ UN PAESE

K: “Claudio li vuoi fare tu i Pregiudizi settimanali?”
C: “Uh sì dai, perché no? Fammi guardare i trailer”

Questo è stato il primo: capite che poi a uno gli passa la voglia?

“Sarà un paese” dovrebbe essere mostrato nelle scuole di cinema che frequentate voi esperti di cinema come esempio dei danni che Nanni Moretti ha causato al cinema. Italiano.

Lunghi titoli di coda e montaggio lento degni da “L’artigiano del ponte”. Voice over contriti di giovani 30enni artisti incompresi che fanno un viaggio in Nord Africa o in Thailandia o a Jacurso per scoprire loro stessi in “un percorso di formazione fra immaginazione e realtà”. Ma soprattutto bambini che parlano come ottuagenari.

“Come raccontereste l’Italia a un bambino?”

Non so voi, ma se io provo a parlare a un bambino così quello mi dà un calcio nei coglioni, mi ruba il portafoglio e va a comprarsi una Xbox, che si sa che i bambini di oggi sono fatti così e poi sono precoci e rimangono incinta e abbortiscono.

Personalmente, il tocco di classe è invece il binomio “imprenditore calabrese che non riesce ad andare oltre questa cultura capitalista che ci uccide” e “vecchio francese pieno di riflessioni filosofiche pregne, pregne, pregne”, che si sa anche che i meridionali sono grezzi e i francesi sono poetici.

ATTENZIONE: il film ha il sostegno dell’Unicef per “l’alto valore del messaggio contenuto”, chiaramente un messaggio che si allontana dai luoghi comuni, quindi se non vi piace sarete additati come mostri privi di cuore che rubano il posto negli autobus agli immigrati che lavorano.

Premio: Nomination nella categoria “Registi che guardano il montato finale e si accarezzano la barbetta dicendo ‘Non lo capiranno mai, ma che bello che è, quanta poesia'”

Gay Factor Rate: 0%, ma è anche EVIDENTEMENTE un film scacciafiga, quindi whatever.

MY OLD LADY

Oddio, un Pensatore. Facciamo che questo è un Pensatore Meno Meno, va’.

È che faccio fatica a dare una Pecora a un film con Maggie Smith, che Dio ce ne scampi: una delle poche attrici anziane (ha ottant’anni come il bambino di “Sarà un paese”) in grado di risultare credibile nel ruolo di una vecchia NON incartapecorita.

Tutto il resto invece è potenzialmente un disastro: la colonna sonora francesizzante, i dialoghi britishizzanti, i soliti scambi da cinema della terza età. Israel Horovitz ha 75 anni e nella sua decennale carriera ha diretto DUE film.

Anche il pomodorometro si ferma al 58%, quindi chi sono io per non dargli almeno una possibilità?

Premio: Nomination “Legge della maniglia” nella speranza che Kevin Kline molli Kristin Scott Thomas per Maggie Smith. Finger crossed.

Gay Factor Rate: 40%, che c’è Kevin Kline e poi i francesi so’ tutti ricchioni.

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HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE I

C’è Jennifer Lawrence. Avete presente il rapporto di Kekkoz con Jennifer Lawrence? Tutti amano Jennifer Lawrence. Anche io che sono gay amo Jennifer Lawrence.

E poi c’è Julianne Moore. Avete presente il rapporto di Kekkoz con Julianne Moore? Tutti amano Julianne Moore. Anche io che sono gay amo Julianne Moore.

Detto questo: arrivati al terzo capitolo su quattro della trilogia (un WTF a cui ormai siamo abituati) di Hunger Games dovremmo avere superato il trauma del “film per ragazzini” che poi tanto per ragazzini non è. Se avete visto le due incarnazioni precedenti avrete capito che la serie è molto gradevole, le interpretazioni sono molto buone, e il mix fra scene d’azioni e romanticismo un po’ lame è ben calibrata. (“Il canto della rivolta” ha al momento un punteggio al pomodorometro più basso rispetto a chi lo ha preceduto, ma il film è uscito solo in Brasile, Norvegia e Indonesia. Vi fidate di ‘sta gente, voi?)

Se invece non avete visto gli altri due film, probabilmente avete già in mano il biglietto per “Sarà un paese”: buona visione a voi e alle vostre barbette.

Premio: “Miglior fotografia” (ZING!)

Gay Factor Rate: 85%, uscire a testa alta dal leak di una tua foto con dello sperma in faccia è un compito che *tutti* noi omosessuali abbiamo dovuto affrontare almeno una volta nella vita. J-Law, hai tutta la nostra stima.

THESE FINAL HOURS – 12 ORE ALLA FINE

È FINE TI MONTO! MORIREMO TUTTI! MORIREMO TUTTI! KRAFTWERK!

Un anno senza film catastrofici pre-apocalittici con gente che reagisce a $eventodistruttivo era impossibile. Quanto meno, questa volta pare ci sia toccato in sorte un film molto apprezzato da pubblico e critica.

“These final hours” è un drammone australiano di Zak Hilditch che parte da un concetto semplice quanto abusato – in 12 ore BAM! è tutto finito – per raccontare in poco meno di un’ora e mezza tutte le brutture del genere umano. Non vi spoilero niente, ma sappiate che muoiono tutti.

Il filone è quello di Melancholia, e anche se Hilditch non è Von Trier con buone probabilità non uscirete dal cinema con la sensazione di aver sprecato i soldi. Ecco, magari se fossi in voi non mi caricherei di grandi aspettative…

Premio: “Sono passato da Cannes ma non so perché”

Gay Factor Rate: 99%, il protagonista è quasi sempre sudato e in cannottiera e anche il regista è divanabile. Ma solo con la barba.

I TONI DELL’AMORE – LOVE IS STRANGE

Scusate se esistono BEI film a tematica LGBT.

Ecco, amici ominisessuali, lesbicosessuali, transiosessuali e non: se avete dieci euro da spendere al cinema questa settimana ad aspettarvi c’è “I toni dell’amore”, titolo francamente incomprensibile dell’americano “Love is strange” diretto da Ira Sachs, che già nel 2012 ci aveva straziato (positivamente) con “Keep the lights on” (uno di quei film che non ho ancora colpevolmente visto perché TEMO LACRIMONI).

Se in “Keep the lights on” il tema di fondo era la dipendenza dalle droghe, qui Sachs si concentra sulla vecchiaia, che probabilmente ci terrorizza ancora di più, creando una ragnatela di rapporti familiari che promette di essere parecchio fresca.

Avete presente quella sensazione di non andare da nessuna parte, di morire soli, di non avere un posto nel mondo e di essere gay? Secondo me sì. Però qui c’è anche leggerezza, ironia e umorismo, roba alla “Crazy, Stupid Love”, se volete un riferimento eteropop.

Il film ha un punteggio pazzesco al pomodorometro (97%), un po’ meno pazzesco ma sempre altissimo su Metacritic e ha girato una caterva di festival internazionali con ottime review.

Negli Stati Uniti “Love is Strange” è interpretato (in maniera molto credibile) da Alfred Molina – uno di quegli attori molto bravi e un po’ sottovalutati che in Italia tendiamo a non riconoscere – e John Lithgow, che i più snob ricorderanno per Dexter e *tutti* per “Una famiglia del terzo tipo”. In Italia, invece, il film è interpretato da Alfred Molina, John Lithgow E MARISA TOMEI, perché si sa che se nei film non c’è la fica non funzionano.

Premio: “Film che TEMO LACRIMONI 2014″

Gay Factor Rate: 100% E MARISA TOMEI.

adieu diplomacy finding

ADIEU AU LANGAGE

Oh, il Tenutario™ me l’aveva detto di stare attento, che a Jean-Luc Godard voi ci tenete e che mi avreste ciancicato e sputato in caso di bocciatura, ma… veramente fate?

Io il trailer l’ho anche visto, e con tutti le migliori intenzioni. Colori ipersaturati, simbolismi, montaggi artistici, frasi sussurrate con molto pathos e tutto il resto. Arte e tutto, insomma. Ma niente, proprio non è un film adatto a me. Che palle.

Per me è una Pecorissima, ma il Pomodorometro di “Adieu Au Langage” è oltre l’80% quindi suppongo che a qualcuno di voi piacerà di sicuro. Meglio Godard che “Sarà un paese”, dopotutto, no?

No?

Eh?

Eh?

Premio: “<inserisci il tuo premio altisonante qui>”

Gay Factor Rate: 75%, pari alla percentuale di omosessuali con occhialini e giacchetta avvitata in sala.

DIPLOMACY

(Gesummio Francesco, perché mi hai fatto questo?)

Conoscendo il mio grande amore per certa cinematografia francese, Kekkoz si deve essere messo d’accordo con la distribuzione italiana per raccogliere in questa settimana quante più pellicole pretenziosamente francesi possibile.

Questo film, per altro, mi pare il meno peggio: nonostante il trailer faccia DI TUTTO per toglierti dalla testa l’idea di farti andare al cinema a vederlo – immagini di repertorio su musichetta francese BASTAAAAA – la trama di “Diplomacy” potrebbe essere trattata in maniera avvincente, come quei thriller psicologici che vi piacciono tanto: all’alba di una potenziale distruzione TOTOGLOBALE di Parigi, forze diplomatiche si scontrano per salvare il futuro della città.

Tanti sguardi contriti. Tanti dialoghi ricchi di tensione. Tanti colpi di scena. Hitler vincerà? Chi lo sa.

Tutto sommato, cinefili amici dell’arte, questa settimana v’è andata bene, nessun film mi sembra deprecabilmente indigeribile.

A parte Godard, ovvio.

Premio: “Premio Maginot per le coproduzioni post-belliche”

Gay Factor Rate: 80%. Uomini in divisa si incontrano di nascosto nel cuore della notte. Uno ha un brutto carattere. L’altro farebbe di tutto per farselo amico. Praticamente è un porno.

FINDING HAPPINESS

Un… robo che infila un documentario (vero, dedicato agli appartenenti alla comunità Ananda che fino a due minuti fa neanche sapevo esistesse) in una cornice narrativa totalmente inventata.

Che bella idea.

Non so se il vostro concetto di trovare la felicità passi attraverso UN’ORA E MEZZA in un cinema a vedere una porcheria del genere, ma nel caso sentitevi liberi di sprecare il vostro tempo invece di, non so, ANDARE DAVVERO a vivere fra le caprette. A quanto pare stanno pure in Umbria, quindi non dovete neanche andare lontano.

Io, francamente, ho di meglio da fare.

Premio: “Migliore film tv inspiegabilmente distribuito al cinema”

Gay Factor Rate: 30%, se il ragazzo o la ragazza con cui esci ti propone di andarlo a vedere SCAPPA.